Alimentazione e cibo del Futuro | ESG News

Innovazione

Cibo del futuro: tutto sulle innovazioni alimentari

Il nostro attuale modo di produrre e consumare il cibo non è sostenibile. La necessità di trovare un metodo alternativo, che sia meno impattante a livello ambientale e sociale, ci sta indirizzando verso due strade opposte, ma complementari. Da un lato, stiamo assistendo a una sorta di “ritorno alle origini”, con una riscoperta dei piccoli agricoltori, delle tecniche agricole tradizionali, del biologico e dei prodotti locali e stagionali. Dall’altro, la ricerca sta spingendo il settore agroalimentare all’innovazione, con l’apertura del mercato nei confronti di cibi alternativi a quelli convenzionali. Prima di scoprire quali sono questi novel food, facciamo una premessa.

L’attuale impatto ambientale della produzione alimentare

I sistemi agroalimentari sono responsabili del 31 per cento delle emissioni di gas serra generate dalle attività umane a livello globale, stando all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Nel 2019, il settore ha generato 16,5 miliardi di tonnellate di emissioni: 7,2 miliardi provenienti dalle aziende agricole (allevamenti compresi); 5,8 miliardi derivanti dai processi legati alle catene di approvvigionamento e 3,5 dal cambiamento dell’uso del suolo.

L’agricoltura irrigua rappresenta il 20 per cento del totale dei terreni coltivati, ma contribuisce per il 40 per cento al totale del cibo prodotto nel mondo: se bere due litri di acqua al giorno è mediamente sufficiente per un individuo, ne occorrono circa tremila per soddisfare il suo fabbisogno alimentare quotidiano.

Fra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, i cosiddetti SDGs, ce ne sono due che riguardano l’alimentazione: il dodicesimo (consumo e produzione responsabili) e il secondo (sconfiggere la fame). Dal raggiungimento del dodicesimo, tutto sommato, dipende quello del secondo: senza un’inversione di rotta, 660 milioni di persone saranno ancora costrette a soffrire la fame nel 2030.

Quali sono i cibi del futuro?

Molti di quelli che in Europa sono considerati “cibi del futuro”, in altri continenti vengono invece consumati abitualmente già da tempo. È il caso delle alghe, diffusissime nel continente asiatico, e degli insetti, consumati da circa due miliardi di persone in Asia, Africa e nelle Americhe. La carne coltivata è stata autorizzata negli Stati Uniti, a Singapore e in Israele, dov’è consentita anche la produzione di latte sintetico.

Alghe: il superfood sostenibile

Le alghe, coltivabili 365 giorni l’anno praticamente ovunque, sono in grado di assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno. In Italia, dove la più coltivata è l’alga spirulina, si parla di “un settore della blue economy tutto da sviluppare”: lo ha dichiarato Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative, in un’intervista per Il Sole 24 Ore. La spirulina, per esempio, è una fonte di vitamina B12 e proteine che può essere aggiunta a vari tipi di prodotti alimentari, dalla pasta al cioccolato, fino alla birra. Tra le altre specie commestibili, ci sono le alghe nori, kombu e wakame. A questi organismi acquatici sono attribuite proprietà antiossidanti e depurative. In generale, si tratta di alimenti ricchi di sali minerali e vitamine con cui arricchire la nostra dieta evitando un elevato impatto sull’ambiente.

Carne coltivata: l’alternativa alla carne tradizionale

La carne coltivata, erroneamente definita “sintetica”, è carne vera e propria che viene però prodotta in laboratorio: è richiesto il prelievo di cellule staminali da un animale vivo e sano che vengono poi fatte proliferare in un bioreattore. Sebbene la sua produzione sia dispendiosa dal punto di vista energetico, ha il potenziale per ridurre in maniera significativa i gas serra e i consumi di acqua e suolo dell’allevamento tradizionale. Come accennato, è stata autorizzata in pochi Paesi e l’Italia è contraria, ma il suo impiego in cucina non sarebbe diverso da quello cui siamo abituati.

Insetti: una fonte proteica sostenibile

Sono circa duemila le specie di insetti consumate nel mondo, fra cui i coleotteri, come gli scarabei; i lepidotteri, ossia i bruchi; gli imenotteri, rappresentati da api, vespe e formiche; gli ortotteri, cioè cavallette, locuste e grilli. Possono essere consumati interi o sotto forma di derivati. Sono molto comuni, per esempio, i cracker a base di farina di grilli. Dal punto di vista nutrizionale, gli insetti rappresentano una fonte alimentare altamente nutriente perché forniscono proteine di alta qualità, paragonabili a quelle fornite dalla carne o dal pesce.

Latte sintetico: innovazione nel settore lattiero-caseario

Accanto alle bevande a base vegetale, c’è la possibilità che si diffonda un’ulteriore alternativa al latte di origine animale: il cosiddetto latte sintetico, derivante da un processo di fermentazione basato sull’utilizzo di lieviti specializzati nella produzione di proteine. Come la carne coltivata, potrebbe contribuire a mitigare l’impatto dell’allevamento di bovini e altri animali impiegati nella produzione di latte, anche perché potrebbe essere impiegato nella preparazione di vari prodotti lattiero-caseari, tutti privi di lattosio e quindi consumabili anche da chi è intollerante ai latticini.

Impatto ambientale e sostenibilità del cibo del futuro

Riduzione dell’impronta carbonica e uso sostenibile delle risorse

L’espansione della coltivazione di alghe potrebbe contribuire a ridurre la domanda di colture terrestri e a limitare le emissioni globali di gas serra nell’agricoltura fino a 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, secondo uno studio dell’Università del Queensland. Produrre un chilo di carne bovina comporta l’emissione di 30 kg di CO2 eq., secondo una ricerca commissionata da LAV, mentre produrre un chilo di carne coltivata ne genera solamente 8,5. Quest’ultima potrebbe, inoltre, ridurre il consumo di acqua del 78 per cento e quello di suolo del 95 per cento. Anche se in riferimento al latte sintetico non sono ancora disponibili dei dati precisi, ricordiamo che tredici delle più grandi aziende del settore lattiero-caseario inquinano più dei maggiori produttori di combustibili fossili del mondo. Gli insetti, infine, presentano un’elevata efficienza di conversione nutrizionale:in media, secondo la FAO, possono convertire due chilogrammi di cibo in un chilogrammo di massa, mentre un bovino necessita di otto chili di cibo per ottenere lo stesso risultato.

Potenziali criticità

Mentre le alghe possono essere coltivate facilmente, assicurando servizi ecosistemici all’ambiente, l’allevamento degli insetti a scopo alimentare potrebbe sollevare non solo un dilemma di carattere etico, ma presentare anche alcune criticità igienico-sanitarie, legate alla concentrazione di animali in ambienti ristretti. Produrre carne coltivata, come anticipato, è dispendioso dal punto di vista energetico: l’impatto, però, può essere notevolmente ridotto grazie all’impiego di energia 100 per cento rinnovabile. Lo stesso si può dire del processo produttivo da cui deriva il latte sintetico. Certo, va detto che i bioreattori occupano dello spazio – comunque inferiore a quello delle stalle – e che sono generalmente fatti di acciaio, la cui produzione ha un’impronta carbonica non trascurabile.

Normative e sicurezza alimentare

Regolamentazioni e standard di sicurezza

L’Unione europea ha finora autorizzato l’immissione sul mercato di quattro insetti, i cui nomi devono comparire nella lista degli ingredienti sugli alimenti preconfezionati:

  1. forme congelate, essiccate e in polvere della larva di Tenebrio molitor (la tarma della farina);
  2. forme congelate, essiccate e in polvere di Locusta migratoria;
  3. forme congelate, essiccate e in polvere di Acheta domesticus (il grillo domestico);
  4. forme congelate, essiccate e in polvere di Alphitobius diaperinus (il verme della farina minore).

Fra i Paesi europei che si sono mostrati più aperti alle novità, ci sono il Belgio, i Paesi Bassi, la Danimarca, il cui governo ha addirittura stanziato dei fondi per le imprese del settore, e la Finlandia, che ospita diverse startup innovative. La carne coltivata e il latte sintetico non sono ancora stati autorizzati sul territorio comunitario, ma rientrano come gli insetti nella categoria dei novel food (ai sensi della normativa UE, qualsiasi cibo che non sia stato consumato “in modo rilevante” prima del maggio 1997).

Un richiedente che intenda immettere sul mercato dell’UE un nuovo alimento deve presentare una richiesta di autorizzazione alla Commissione europea. Dopo averne verificato la validità, la Commissione europea la mette a disposizione degli Stati membri e incarica l’EFSA di una valutazione scientifica, da elaborare entro nove mesi.

Le alghe menzionate in precedenza non rientrano nella categoria dei novel food, ad eccezione dell’estratto di fucoidano dell’alga wakame (Undaria pinnatifida). L’elenco è disponibile sull’apposito portale di ricerca della Commissione.

Sfide nell’accettazione da parte del mercato europeo

In Italia, federazioni come Confagricoltura e Coldiretti sono contrarie alla diffusione di prodotti “sintetici”, così come una parte di consumatori, preoccupati dal fatto che non siano prodotti in modo “naturale”. Per vincere questa sfida, è necessario puntare sulla trasparenza delle informazioni, su adeguate campagne di comunicazione e sulla sensibilizzazione dei cittadini che, comunque, non saranno mai privati della loro libertà di scelta e potranno sempre basare le proprie scelte di acquisto sulle etichette degli alimenti. Uno studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori, alcuni dei quali italiani, ha preso in esame le tarme della farina, svelando come le persone più giovani (sotto i 42 anni) fossero maggiormente propense a consumarle. Il consumo di prodotti derivati, anziché degli insetti nella loro interezza, è risultato maggiormente accettabile, specialmente agli occhi dei partecipanti cui è stato fornito un fascicolo informativo riguardo ai benefici di una dieta più sostenibile.