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Green bond, il mercato globale sale a 2.500 miliardi di euro, la sfida ora è misurare l’impatto

Il mercato globale dei green bond ha raggiunto 2.500 miliardi di euro a fine 2025, sostenuto da 413 miliardi di euro di nuove emissioni nel corso dell’anno e rappresenta ormai circa il 60% dell’intero mercato mondiale delle obbligazioni sostenibili. Ma per gli investitori la crescita delle emissioni non basta più: la nuova sfida è dimostrare con dati verificabili l’impatto ambientale dei capitali raccolti. È quanto emerge dall’Annual Impact Report 2025 di Amundi. In questo contesto, l’entrata in vigore dell’European Green Bond Standard (EuGB) e la crescente attenzione alla qualità del reporting segnano un passaggio decisivo nell’evoluzione del mercato.

Per il principale asset manager europeo, la trasparenza nella rendicontazione degli impatti ambientali è infatti uno degli elementi chiave per consolidare la fiducia degli investitori e favorire un ulteriore sviluppo del comparto. Un’evoluzione che accompagna anche la crescita delle strategie dedicate del gruppo. Amundi gestisce infatti 9 miliardi di euro nelle strategie Green, Social e Sustainability Bond dedicate all’impact investing. Il team proprietario analizza oltre 2.400 emissioni e nel solo 2025 ha condotto più di 180 attività di engagement con gli emittenti per migliorare qualità dei framework, trasparenza e reporting.

Il mercato dei green bond cresce e si diversifica

Stando a quanto riporta l’asset manager, il mercato dei green bond sta vivendo una fase di consolidamento qualitativo oltre che quantitativo. Sebbene le nuove emissioni del 2025 siano risultate leggermente inferiori (7%) rispetto al record del 2024, il mercato continua infatti a mostrare una notevole capacità di attrarre capitali e ad ampliare la platea degli emittenti.

A trainare la crescita sono soprattutto le emissioni corporate. Il settore bancario ha quasi raddoppiato le emissioni rispetto all’anno precedente, spinto anche dalla progressiva riduzione delle operazioni straordinarie di rifinanziamento della Banca centrale europea, mentre il comparto immobiliare ha registrato un incremento del 65%, arrivando a finanziare attraverso i green bond circa il 40% delle nuove emissioni obbligazionarie.

Dal punto di vista geografico, l’Europa mantiene la leadership mondiale con circa metà del mercato globale, grazie soprattutto a Germania (43 miliardi) e Francia (28 miliardi), mentre la Cina diventa il principale Paese emittente con circa 67 miliardi di euro collocati nel corso del 2025. Anche l’Italia continua a rafforzare il proprio ruolo nel mercato europeo con circa 17 miliardi di euro di nuove emissioni green.

Accanto ai green bond tradizionali stanno inoltre emergendo nuove tipologie di strumenti. Tra questi i Nature Bond, dedicati al finanziamento di progetti per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi naturali, e i Climate Transition Bond, destinati a sostenere il percorso di decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da trasformare. Secondo Amundi, queste soluzioni saranno sempre più importanti per mobilitare i capitali necessari al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali globali.

L’ European Green Bond Standard cambia il mercato

Tra gli elementi di maggiore novità analizzati nel report figura l’European Green Bond Standard (EuGBS), il nuovo standard europeo entrato pienamente in vigore alla fine del 2024. Lo standard introduce requisiti significativamente più rigorosi rispetto al passato. Almeno l’85% dei proventi raccolti dovrà essere destinato ad attività pienamente allineate alla Tassonomia europea, mentre gli emittenti saranno chiamati a rispettare obblighi di rendicontazione molto più dettagliati e verifiche indipendenti da parte di soggetti accreditati da ESMA.

Secondo l’analisi il mercato ha risposto positivamente. Nel primo anno di applicazione sono già stati emessi oltre 22 miliardi di euro di European Green Bond. Secondo Amundi, questo rappresenta un passaggio fondamentale verso una maggiore standardizzazione del settore, contribuendo a rafforzare la credibilità delle emissioni sostenibili e a ridurre il rischio di greenwashing.

La metodologia di Amundi: selezione rigorosa e misurazione dell’impatto

La crescita del mercato rende ancora più importante la capacità di distinguere le emissioni realmente in grado di generare benefici ambientali. Per questo Amundi ha sviluppato una metodologia proprietaria di analisi che combina valutazioni finanziarie, criteri ESG e misurazione dell’impatto climatico. Ogni green bond viene dunque sottoposto a una valutazione preventiva da parte di un team specializzato dedicato ai Green, Social e Sustainability Bond. L’analisi prende in considerazione la qualità del framework dell’emissione, la strategia ESG dell’emittente, la destinazione dei proventi raccolti, la governance e la qualità del reporting. Solo le emissioni conformi ai Green Bond Principles dell’International Capital Market Association (ICMA) e ritenute coerenti con gli standard interni vengono inserite nei portafogli.

L’approccio si fonda su tre principi: intenzionalità, ovvero investire con un chiaro obiettivo ambientale; misurabilità, attraverso indicatori quantitativi che consentono di monitorare i risultati raggiunti; e addizionalità, cioè la capacità degli investimenti di produrre benefici ambientali aggiuntivi rispetto allo scenario di riferimento. L’indicatore principale utilizzato è rappresentato dalle tonnellate di CO₂ equivalenti evitate per ogni milione di euro investito, che consente di confrontare l’impatto delle diverse strategie.

I risultati delle strategie green bond di Amundi

Le cinque strategie analizzate nel report investono in segmenti differenti del mercato obbligazionario, dal credito corporate europeo ai mercati emergenti fino alle strategie ultra short term, ma sono accomunate dalla stessa metodologia di selezione e dalla misurazione dell’impatto attraverso le emissioni di CO₂ evitate.

La strategia che registra il maggiore impatto ambientale è Amundi Impact Ultra Short-Term Green Bond, che nel periodo compreso tra luglio 2024 e dicembre 2025 ha evitato 343 tonnellate di CO₂ per ogni milione di euro investito. Nato nel 2022 come soluzione di liquidità sostenibile, il fondo investe esclusivamente in green bond investment grade a breve termine con l’obiettivo di coniugare basso profilo di rischio e impatto ambientale. Il portafoglio è concentrato soprattutto su energie rinnovabili (44,8%), green building (37,9%) e trasporti puliti, presenta un’intensità carbonica di 61 tonnellate di CO₂ per milione di euro di fatturato, nettamente inferiore all’indice ICE BofA Green Bond.

Amundi Impact Euro Corporate ST Green Bond raggiunge invece 176 tonnellate di CO₂ evitate, superando il target fissato nel precedente report (165 tonnellate). Il fondo concentra gran parte degli investimenti in energie rinnovabili (34%) e edifici sostenibili (46%), mentre il 61% dei progetti finanziati si trova nei Paesi europei sviluppati.

L’intensità carbonica del portafoglio è invece pari a 120 tonnellate di CO₂ per milione di euro di ricavi, inferiore rispetto al benchmark utilizzato a fini comparativi. Per il 2026 Amundi ha fissato un obiettivo di 130 tonnellate di CO₂ evitate per milione investito, coerente con la maggiore diversificazione prevista del portafoglio.

La strategia Amundi Funds Emerging Markets Green Bond registra un impatto medio di 162 tonnellate di CO₂ evitate per milione di euro investito e rappresenta il veicolo attraverso cui Amundi finanzia la transizione energetica nelle economie emergenti. Circa il 46% degli investimenti è localizzato in Asia, seguita da Europa (22%) e Sud America (20%), mentre le principali categorie di intervento riguardano energie rinnovabili (34%), trasporto sostenibile (21%), green building (15%), gestione delle risorse idriche e uso sostenibile del territorio. Il fondo punta in particolare a sostenere progetti capaci di contribuire agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, con un focus su energia pulita, infrastrutture resilienti e lotta al cambiamento climatico.

Tra le strategie dedicate al mercato europeo figura anche Amundi Responsible Investing Impact Green Bond, che registra 156 tonnellate di CO₂ evitate. Il fondo investe in green bond con un obiettivo esplicito di impatto ambientale, selezionati attraverso il modello proprietario di analisi di Amundi. Tutte le emissioni vengono valutate sia sotto il profilo finanziario sia per la qualità del framework ambientale e del reporting sugli impatti, con particolare attenzione ai progetti collegati alla produzione di energia rinnovabile, all’efficienza energetica e alle infrastrutture per la transizione climatica.

Chiude il confronto Amundi Responsible Investing Impact Euro Corporate Green Bond, con 123 tonnellate di CO₂ evitate per milione di euro investito. Il portafoglio è prevalentemente esposto a emittenti corporate europei e finanzia soprattutto green building (42%), energie rinnovabili (34%), trasporti sostenibili ed efficienza energetica.

Anche questa strategia è classificata Article 9 SFDR, possiede il marchio Greenfin e presenta un’intensità carbonica di 92 tonnellate di CO₂ per milione di euro di fatturato, inferiore a quella del Bloomberg MSCI Euro Green Bond Index Corporate, utilizzato come riferimento comparativo.

Più che la crescita delle emissioni, il report mette quindi in evidenza l’evoluzione del mercato verso standard di misurazione sempre più rigorosi. Con l’entrata in vigore dello European Green Bond Standard e la crescente richiesta di dati verificabili da parte degli investitori, la capacità di dimostrare gli impatti ambientali dei progetti finanziati diventa un elemento competitivo tanto quanto la performance finanziaria. È su questo terreno che, secondo Amundi, si giocherà la prossima fase di sviluppo del mercato dei green bond.

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