La Banca Mondiale abbandona il target introdotto nel 2023 ma proroga il Piano d’azione sul cambiamento climatico. Al centro della nuova impostazione ci sono gli impatti economici e sociali dei progetti, mentre pesa la pressione dell’amministrazione Trump.
La World Bank ha deciso di abbandonare l’obiettivo che prevedeva di destinare il 45% dei propri prestiti annuali a progetti con benefici climatici (“climate co-benefits”), uno degli impegni più significativi assunti dall’istituzione negli ultimi anni sul fronte della finanza climatica. Contestualmente, la banca ha annunciato la proroga del proprio Climate Change Action Plan, che sarebbe scaduto nei prossimi giorni, avviando però una revisione dell’approccio con cui misurerà l’impatto delle proprie attività.
La decisione segna un cambio di impostazione nella strategia dell’istituzione multilaterale. Più che fissare quote di finanziamenti dedicate al clima, la World Bank intende ora valutare i progetti in base ai risultati concreti prodotti sullo sviluppo economico e sociale dei Paesi beneficiari.
Indice
Finanza climatica, una nuova strategia
Il target del 45% era stato introdotto nel 2023, sostituendo un precedente obiettivo del 35% di prestiti destinati a iniziative con benefici climatici. Con la nuova decisione vengono eliminati entrambi i riferimenti percentuali.
L’istituto spiega di voler passare da un sistema basato sugli “input”, ovvero sulla quota di risorse allocate a specifiche categorie, a una valutazione fondata sugli “outcome”, cioè sui risultati effettivamente raggiunti in termini di crescita economica, occupazione e resilienza delle comunità.
Il presidente della World Bank, Ajay Banga, ha definito questo approccio uno “sviluppo intelligente”, capace di sostenere crescita economica e creazione di posti di lavoro continuando, allo stesso tempo, a finanziare interventi che contribuiscono alla lotta contro il cambiamento climatico quando rispondono alle esigenze dei Paesi.
In questa logica rientrano, ad esempio, investimenti in agricoltura resiliente alla siccità, infrastrutture in grado di resistere agli eventi climatici estremi o progetti nel settore delle energie rinnovabili, purché producano anche benefici sul piano dello sviluppo economico e sociale.
Parallelamente, la World Bank ha confermato l’estensione del Climate Change Action Plan (CCAP), il programma che dal 2016 guida la strategia climatica dell’istituzione attraverso cicli quinquennali.
Su richiesta del Consiglio esecutivo, il piano sarà sottoposto a una valutazione indipendente che dovrà analizzarne efficacia, modalità di misurazione degli impatti e criteri di rendicontazione. La revisione potrebbe influenzare anche il modo in cui, in futuro, la banca comunicherà i risultati delle proprie attività ai governi finanziatori e ai mercati.
Il peso delle pressioni politiche
La revisione della strategia arriva dopo mesi di pressioni da parte dell’amministrazione del presidente Donald Trump, che ha chiesto alle principali istituzioni finanziarie multilaterali di tornare a concentrarsi sulle loro missioni originarie: sviluppo economico e stabilità finanziaria.
In particolare, il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, aveva criticato apertamente gli obiettivi quantitativi legati al clima, sostenendo che la World Bank e il Fondo Monetario Internazionale si fossero allontanati dalle proprie priorità tradizionali per dedicare un’attenzione eccessiva a temi come il cambiamento climatico e altre politiche considerate non centrali dall’attuale amministrazione.
L’eliminazione del target del 45% rappresenta quindi anche una risposta a questo nuovo contesto politico, pur senza segnare un abbandono delle attività legate al clima.
Cosa cambia per investitori e Paesi emergenti
Per governi, investitori e operatori finanziari il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui verrà presentata e misurata la finanza climatica.
I progetti con benefici ambientali continueranno infatti a essere finanziati, ma dovranno dimostrare con maggiore evidenza il loro contributo a obiettivi più ampi, come crescita economica, aumento della produttività, sicurezza alimentare, occupazione e resilienza delle infrastrutture.
Questa impostazione offre maggiore flessibilità nella selezione degli investimenti, ma elimina anche un indicatore facilmente confrontabile nel tempo, rendendo potenzialmente più complesso valutare l’evoluzione dell’impegno climatico della banca rispetto agli anni precedenti.
La World Bank rimane uno degli attori centrali della finanza internazionale per lo sviluppo e le sue scelte influenzano non solo il credito pubblico, ma anche i flussi di capitale privato e la finanza mista destinati ai mercati emergenti. Per questo motivo, il nuovo equilibrio tra priorità di sviluppo e obiettivi climatici potrebbe avere effetti ben oltre l’istituzione stessa, incidendo sul futuro della finanza climatica multilaterale.
