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La Banca centrale europea (BCE) ha imposto a Crédit Agricole pagamenti periodici per oltre 7,5 milioni di euro per non aver rispettato nei tempi le richieste sulla valutazione dei rischi climatici e ambientali. Possibile ricorso alla Corte di giustizia UE.
Crédit Agricole è stata multata dalla BCE per inadempienze sul controllo dei rischi climatici. Nel dettaglio, la Banca centrale europea ha deciso di imporre a Crédit Agricole pagamenti periodici per un totale di 7,55 milioni di euro a causa del mancato rispetto di uno dei requisiti contenuti nella decisione adottata l’8 febbraio 2024 in materia di rischi climatici e ambientali. La misura rientra nelle attività di vigilanza prudenziale con cui l’istituzione europea intende rafforzare la capacità delle banche di individuare, valutare e gestire i rischi legati al cambiamento climatico e alla transizione energetica.
Secondo quanto comunicato dalla BCE, l’istituto francese non ha condotto in modo adeguato entro i termini previsti la valutazione di materialità dei propri rischi climatici e ambientali. Tale analisi è considerata un passaggio essenziale per stabilire in che misura tali fattori possano incidere sulla stabilità finanziaria, sul modello di business e sulla solidità patrimoniale di una banca. La decisione del 2024 imponeva a Crédit Agricole di rafforzare i processi interni per identificare i rischi più rilevanti e stabiliva che, in caso di mancata conformità entro il 31 maggio 2024, sarebbero maturate penalità giornaliere.
La Banca centrale europea ha accertato che l’istituto non ha rispettato l’obbligo per 75 giorni completi nel corso del 2024. Nel determinare l’importo complessivo delle sanzioni, l’autorità di vigilanza ha tenuto conto della gravità della violazione, della durata dell’inadempienza e del volume di attività del soggetto vigilato. I pagamenti periodici rappresentano infatti uno strumento di enforcement volto a indurre le banche a conformarsi alle decisioni e ai regolamenti di vigilanza, accumulandosi giorno per giorno fino al raggiungimento della conformità.
L’azione si inserisce in un percorso avviato dalla BCE negli ultimi anni per integrare in modo strutturale i rischi climatici nella supervisione bancaria europea. Il processo è iniziato nel 2020 con la pubblicazione della guida sui rischi climatici e ambientali, che ha definito le aspettative in materia di governance, gestione dei rischi e trasparenza. Nel 2022 l’istituzione ha inoltre condotto uno stress test climatico su scala europea, accompagnato da una revisione tematica che ha evidenziato lacune diffuse tra le principali banche.
A seguito di tali analisi, tutte le banche significative sotto la supervisione della BCE hanno ricevuto comunicazioni con indicazioni specifiche e scadenze differenziate per adeguare i propri sistemi di gestione del rischio. Nei casi in cui tali scadenze non sono state rispettate, l’autorità ha progressivamente adottato misure più incisive, passando dalle raccomandazioni a decisioni giuridicamente vincolanti. L’imposizione di penalità giornaliere costituisce l’ultima fase di questa escalation.
La BCE sottolinea che l’obiettivo non è punitivo, ma volto a garantire che gli intermediari siano in grado di gestire i rischi emergenti e di proteggere la stabilità del sistema finanziario nel medio e lungo periodo. I rischi climatici sono considerati rilevanti sia sotto il profilo fisico, legato agli eventi meteorologici estremi, sia sotto quello di transizione, connesso alle politiche di decarbonizzazione e ai cambiamenti tecnologici.
Crédit Agricole ha la possibilità di contestare la decisione dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo le modalità e i termini previsti dai trattati. L’episodio segnala tuttavia un ulteriore passo nella crescente attenzione delle autorità di vigilanza europee verso i fattori ambientali, sociali e di governance, sempre più integrati nelle valutazioni prudenziali e nella regolamentazione bancaria.
