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UE, record di produzione di energia rinnovabile (48%), ma il mix energetico dipende ancora dai fossili

Nel 2024 le energie rinnovabili sono diventate la principale fonte di produzione energetica dell’Unione europea, arrivando a coprire il 48% dell’energia prodotta internamente. Nonostante questo progresso, l’Europa resta fortemente dipendente dall’estero: il 57% dell’energia utilizzata nell’UE continua infatti a essere importato da paesi terzi. È quanto emerge dall’analisi “Energy in Europe 2026” pubblicata da Eurostat, che fotografa l’evoluzione del sistema energetico europeo tra produzione, consumi e dipendenza dalle importazioni.

Una vulnerabilità che resta evidente anche nell’attualità geopolitica. Secondo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, infatti, i primi dieci giorni del recente conflitto in Medio Oriente hanno già comportato 3 miliardi di euro di costi aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili, a causa dell’aumento dei prezzi di gas e petrolio.

La produzione energetica e il ruolo crescente delle rinnovabili

Nell’analisi emerge che le energie rinnovabili rappresentano la quota più alta della produzione energetica europea con il 48%, seguite dall’energia nucleare al 28%, i combustibili solidi con il 15%, il gas naturale con il 5% e il petrolio greggio con il 3%.

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

Il quadro cambia notevolmente tra i diversi paesi dell’Unione. In alcuni Stati la produzione energetica è ormai quasi interamente basata sulle rinnovabili, come nel caso di Malta che produce il 100% della propria energia da fonti rinnovabili, mentre Lettonia, Portogallo e Cipro registrano quote superiori al 95%. Questi risultati sono legati soprattutto alle caratteristiche dei sistemi energetici nazionali: nei paesi mediterranei come Malta, Cipro e Portogallo pesa la forte diffusione dell’energia solare ed eolica. In altri 17 paesi dell’UE le rinnovabili rappresentano comunque almeno la metà della produzione energetica, Italia compresa dove le rinnovabili sono pari al 78%.

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

In Francia, invece, la produzione energetica nazionale è dominata dal nucleare, che copre il 71% del totale. In Slovacchia la quota raggiunge il 67% e in Belgio il 56%. I combustibili solidi restano centrali soprattutto in Polonia, dove rappresentano il 65% della produzione energetica, seguita da Estonia e Repubblica Ceca.

Infine il gas naturale ha il peso maggiore in Romania e nei Paesi Bassi, mentre la produzione di petrolio greggio ha un ruolo relativamente più rilevante in Danimarca.

Mix energetico europeo: petrolio e gas ancora centrali

Il report ha evidenziato che il mix energetico, ovvero le fonti di energia utilizzate nell’UE, è dominato dal petrolio (38%), seguito dal gas naturale al 21%, le energie rinnovabili che costituiscono il 20%, mentre nucleare e combustibili solidi coprono rispettivamente il 12% e il 10%.

Questa distribuzione varia in modo significativo tra i diversi Stati membri. In alcuni paesi la dipendenza dal petrolio è particolarmente elevata, come a Cipro dove rappresenta l’86% dell’energia disponibile, a Malta l’85% e in Lussemburgo il 60%. tra gli altri, in Spagna la quota scende al 50%, in Italia al 38% e Germania al 37%.

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

Il gas naturale assume invece un peso maggiore in Italia, dove copre il 36% dell’energia utilizzata nella Penisola, nei Paesi Bassi con il 31% e in Ungheria e Irlanda con il 29%.

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

Le rinnovabili dal canto loro mostrano una presenza molto più forte nei paesi nordici. In Svezia arrivano al 48% dell’energia disponibile, in Lettonia al 46% e in Danimarca al 43%. L’Italia, invece, si ferma al 21%.

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

Il nucleare resta invece particolarmente rilevante in Francia, dove rappresenta il 40% dell’energia disponibile, seguito da Slovacchia (29%) e Svezia (26%).

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

I combustibili solidi, infine, rimangono centrali soprattutto in alcune economie dell’Europa centrale e orientale, come Estonia (50%), Polonia (33%) e Repubblica Ceca (26%).

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

Importazioni energetiche e dipendenza dall’estero

Per quanto riguarda il tasso di dipendenza energetica dell’UE, pari al 57%, la principale categoria di prodotti energetici acquistati dall’estero è rappresentata da petrolio e prodotti petroliferi, che costituiscono il 67% delle importazioni energetiche dell’UE. Seguono il gas naturale con il 24%, i combustibili fossili solidi con il 4%, l’elettricità con il 3% e le energie rinnovabili con il 2%.

Andando a vedere dal punto di vista geografico, gli Stati Uniti sono il primo partner per petrolio e prodotti petroliferi (16%), mentre la Norvegia è il principale fornitore di gas naturale (30%). Per i combustibili fossili solidi, invece, il partner più rilevante è l’Australia (31%).

La dipendenza energetica varia però molto tra i paesi dell’UE, con Malta che registra il livello più elevato con il 98%, seguita da Lussemburgo (91%) e Cipro (88%). All’estremo opposto si colloca l’Estonia con un livello di dipendenza solo del 5%.

Consumi energetici: il peso dei trasporti

Guardando alla domanda energetica, circa il 66% dell’energia disponibile nell’UE è stata utilizzata dagli utenti finali, mentre il restante 34% è stato assorbito nei processi di produzione e trasformazione energetica o disperso durante la distribuzione.

Tra i diversi settori economici, quello che usa più energia è il comparto dei trasporti con il 31% del consumo finale, seguito dalle abitazioni private con il 27% e dall’industria con il 25%. Il restante consumo riguarda i servizi commerciali e pubblici (13%) e il settore primario, come agricoltura e pesca (3%).

Questo peso dei trasporti è strettamente legato anche al tipo di fonti energetiche utilizzate. I prodotti petroliferi (come gasolio da riscaldamento, benzina, gasolio) restano infatti la componente dominante del consumo energetico finale con il 37% del totale, in gran parte proprio per l’alimentazione dei trasporti. Seguono l’elettricità con il 23%, il gas naturale con il 20% e l’uso diretto delle energie rinnovabili con il 12%.

L’impatto ambientale

Il mix energetico europeo e i consumi finali non influenzano solo la disponibilità di energia, ma anche l’impatto ambientale dell’UE, in termini di emissioni di gas serra e uso efficiente delle risorse. Se dunque da una parte la forte dipendenza dai combustibili fossili comporta emissioni significative, dall’altra parte l’incremento delle rinnovabili e l’efficienza energetica contribuiscono a ridurle.

Emissioni di gas serra e settori più impattanti

Nel 2023 circa il 30% delle emissioni di gas serra nell’UE derivava dalla combustione di carburanti nel settore dei trasporti, seguito dall’uso di energia da parte degli utenti finali (26%) e dall’industria energetica (24%). Rispetto al 1990, il contributo relativo dei trasporti è più che raddoppiato, mentre quello dell’industria energetica è diminuito.

Il settore “uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura” (LULUCF) ha, invece, un ruolo compensativo. Nel 2023 il comparto LULUCF ha infatti compensato i gas serra prodotti negli altri settori nella misura del 6% delle emissioni totali dell’UE, con punte del 70% in Svezia e del 45% in Romania. Le strategie future includono anche tecnologie industriali di cattura e stoccaggio del carbonio.

Fonte: Energy in Europe 2026 di Eurostat

In generale dal 1990 al 2023 le emissioni nette dell’UE sono diminuite del 36%, con i maggiori cali in Romania (-70%), Lituania (-68%) ed Estonia (-64%), mentre Cipro, Svezia e Austria hanno registrato incrementi.

Efficienza energetica e riduzione dei consumi

Oltre a sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili, l’UE punta a ottimizzare l’uso dell’energia. Migliorare l’efficienza significa ridurre sia il consumo di energia primaria, ovvero quella necessaria per produrre e fornire energia, sia il consumo finale, ossia l’energia utilizzata da famiglie, trasporti e industrie.

Grazie a queste politiche, nel 2024 il consumo di energia primaria dell’UE ha raggiunto 1.209 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), in calo del 9% rispetto al 2014, mentre il consumo finale si è attestato a 901 Mtep, il 2% in meno rispetto al 2014. La diminuzione dei consumi è stata più significativa in paesi come Estonia, Germania e Francia, mentre alcuni Stati, tra cui Malta e Cipro, hanno registrato aumenti.

Crescita dell’energia rinnovabile

La progressiva integrazione delle rinnovabili nel mix energetico ha contribuito sia a ridurre le emissioni sia a incrementare la resilienza energetica. Nel 2024 la quota di rinnovabili nel consumo finale lordo di energia dell’UE ha raggiunto il 25%, rispetto al 17% del 2014 e al 10% del 2004. La Svezia guida la classifica con il 63%, seguita da Finlandia (52%) e Danimarca (47%), mentre Belgio, Lussemburgo e Malta restano sotto il 16%.

Per quanto riguarda la produzione di energia rinnovabile, il 53% deriva dalla combustione di biomassa e biocarburanti, il 16% dall’energia eolica, il 12% da idroelettrico, il 10% da geotermia e pompe di calore e il 10% da solare. Queste fonti consentono non solo di soddisfare una parte crescente della domanda, ma anche di ridurre l’impatto ambientale complessivo, compensando le emissioni derivanti dai combustibili fossili.

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