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Climate action

Summit sul clima al Vaticano: servono misure per l’adattamento climatico

Non bastano più solo misure per mitigare la crisi climatica, ma servono provvedimenti immediati per adattarsi ai suoi effetti. “Non c’è più tempo: mentre il riscaldamento globale corre verso il paventato traguardo dell’1,5 gradi in più entro la prima metà del 2030, gli effetti sono già evidenti e affliggono gravemente porzioni sempre più ampie della popolazione mondiale”, si legge su vaticanews. Bisogna agire e occorre farlo a livello locale per avere effetti globali. E a livello globale per avere effetti locali. È ciò che si propone il summit che si è aperto presso la Casina Pio iv in Vaticano, sede delle Pontificie Accademie delle Scienze e  delle Scienze Sociali, dal titolo From climate crisis to climate resilience: tre giorni di lavoro cui parteciperanno rappresentanti di organizzazioni internazionali, ricercatori, leaders religiosi, esperti e soprattutto amministratori locali al fine di condividere le proprie esperienze e porre le basi di un impegno condiviso. 

Risultato tangibile del vertice, scrivono infatti gli organizzatori, sarà la realizzazione di un “Protocollo di resilienza climatica planetaria con tutti i partecipanti come cofirmatari. Questo protocollo, che sarà modellato sulla falsariga di quello Montreal, fornirà le linee guida per rendere tutti resilienti al clima. Il protocollo sarà sottoposto alla United Nations Framework Convention on Climatre Changes per portarlo a  tutte le nazioni. Quando il riscaldamento supererà la soglia di 1,5° entro il 2030, il protocollo potrà essere modificato per includere norme rigorose al fine di  piegare drasticamente la curva delle emissioni e aumentare la spesa per le misure di adattamento”.  

I lavori del summit si articoleranno attorno a quattro elementi chiave della crisi climatica: l’acqua, l’aria, il cibo e l’energia, per poi passare ad esaminare le best practices già messe in campo dagli amministratori locali.

Al summit è intervenuto anche Housung Lee, presidente per il 2023 dell’Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control), che ha evidenziato come la lotta al cambiamento climatico sia quanto mai complessa: sebbene, per esempio, le politiche di decarbonizzazione siano applicate ormai da molti Paesi del mondo, i suoi effetti potrebbero essere resi vani dal contemporaneo massiccio aumento dell’uso di dispositivi digitali.  Questo mentre in generale le misure per la mitigazione del riscaldamento potranno cominciare ad evere effetto, molto limitato, solo a partire dal 2030, con effetti concreti addirittura rimandati al 2100.

Lo scienziato Veerabhadran Ramanathan dell’università della California San Diego e della Cornell University e consigliere del Pontificia Accademia delle Scienze, ha ricordato invece che è tardi per affidarsi alla sola mitigazione del riscaldamento globale, ma bisogna procedere con l’adattamento.

Esattamente ciò che si intende fare attraverso l’iniziativa “Mast” (Mitigation, Adaptation, Social Transformation). I provvedimenti sociali appaiono essere particolarmente urgenti, anche per consentire a chi ha meno risorse economiche e meno istruzione di rispondere ai danni climatici. È lì che occorre intervenire, soprattutto a livello locale. Con provvedimenti, ricordati durante l’evento dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che si stanno mettendo in atto nella capitale per dare un nuovo volto alla città.