Uno studio pubblicato su Science critica l’Omnibus simplification package della Commissione europea sulla semplificazione dell’autorizzazione dei pesticidi. Gli scienziati chiedono più trasparenza, monitoraggio e rigore scientifico nelle valutazioni del rischio.
Un gruppo di 29 ricercatori provenienti da venti istituzioni europee, tra cui l’Università di Torino, lancia un monito sugli effetti del pacchetto di semplificazione normativa Omnibus presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre 2025 per snellire le procedure di autorizzazione dei pesticidi nell’Unione europea. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Science, le modifiche proposte “rischiano di aggravare le criticità già presenti nel sistema attuale, piuttosto che risolverle”, con possibili ripercussioni sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e della salute degli ecosistemi.
L’iniziativa della Commissione si inserisce nel più ampio percorso di semplificazione normativa avviato a livello europeo per ridurre gli oneri amministrativi a carico di imprese e operatori economici. Tuttavia, secondo gli autori della ricerca, intervenire sulle procedure di autorizzazione dei pesticidi senza affrontare le debolezze strutturali del sistema rischia di compromettere la qualità delle valutazioni scientifiche e l’efficacia delle misure di protezione ambientale.
Per questo i ricercatori propongono un approccio alternativo, volto a coniugare l’obiettivo della semplificazione burocratica con il rafforzamento delle garanzie scientifiche e ambientali. Tra le principali raccomandazioni figurano una maggiore trasparenza degli studi utilizzati nei processi regolatori attraverso la pubblicazione in open access dei dati, l’introduzione di un sistema strutturato di monitoraggio post-autorizzazione dell’uso dei pesticidi e dei livelli di contaminazione sul territorio, nonché una più stretta integrazione tra i risultati delle attività di monitoraggio e le future valutazioni del rischio.
Gli autori evidenziano inoltre la necessità di rendere il sistema di autorizzazione più capace di recepire le nuove evidenze scientifiche sugli impatti dei pesticidi sugli impollinatori, sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi.
Tra i firmatari dello studio figura anche Simone Tosi, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. “La semplificazione delle procedure non deve avvenire a discapito del rigore scientifico”, sottolinea il ricercatore. “La scienza evolve continuamente e, per questo, la valutazione del rischio ambientale deve essere in grado di integrare nuove conoscenze sugli impollinatori, sulla biodiversità e sulla salute degli ecosistemi. È possibile semplificare le procedure, ma senza indebolire ulteriormente le tutele ambientali e la capacità di proteggere biodiversità, impollinatori e salute umana”.
Lo studio riaccende così il dibattito sul delicato equilibrio tra competitività, semplificazione normativa e tutela ambientale. Un confronto destinato a incidere sul futuro della regolazione europea dei pesticidi e, più in generale, sulle politiche dell’Unione per la protezione della biodiversità e la sostenibilità dei sistemi agricoli.
