La Spagna chiede a Bruxelles un cambio di passo per proteggere l’economia europea dai costi crescenti dei eventi climatici estremi. Tra le misure richieste dalla ministra Aagesen ci sono obiettivi obbligatori nei settori più esposti e una tassa sui profitti dei colossi fossili. Dal 1980 gli eventi climatici estremi hanno già causato 822 miliardi di euro di perdite nell’Ue.
Il governo spagnolo ha chiesto formalmente all’Unione Europea l’istituzione di un Fondo Europeo per l’Adattamento Climatico e la definizione di target di adattamento vincolanti per fare fronte all’escalation dei danni ambientali. In una lettera inviata al Commissario UE per il Clima Wopke Hoekstra, la ministra per la Transizione Ecologica Sara Aagesen Muñoz ha affermato che le politiche puramente reattive non bastano più a tutelare la sicurezza, la prosperità e la competitività del continente.
La proposta di Madrid punta quindi a rafforzare l’attuale principio del “Do No Significant Harm” (DNSH) trasformandolo nel quadro “DNSH + Resilienza” (DNSH+R). Questo sistema imporrà di integrare la valutazione dei rischi climatici in tutti i progetti e le decisioni di investimento dell’UE, operando in modo proporzionato per evitare ulteriore burocrazia per le imprese. L’urgenza della misura è sostenuta dai numeri: dal 1980 i Paesi UE hanno subito perdite per 822 miliardi di euro a causa di eventi meteo estremi, di cui circa il 25% registrato tra il 2021 e il 2024.
Sul fronte finanziario, la Spagna propone di sostenere il nuovo fondo mediante un prelievo sui profitti delle compagnie petrolifere e del gas o tramite l’emissione di debito comune europeo. Inoltre, insieme a Italia, Germania, Portogallo, Polonia e Austria, Madrid ha sollecitato una discussione comunitaria per tassare gli extraprofitti energetici derivanti dalle crisi geopolitiche, come il blocco dello Stretto di Hormuz.
Nello specifico il piano richiede valutazioni del rischio climatico ogni cinque anni a livello europeo, nazionale e locale. Vengono ipotizzati target obbligatori a breve, medio e lungo termine per settori quali acqua, salute, infrastrutture, foreste, turismo e agricoltura, oltre alla trasformazione del meccanismo di protezione civile rescEU in un sistema permanente dotato di una flotta aerea antincendio comune. Si suggeriscono infine strumenti innovativi come schemi di riassicurazione pubblico-privati e obbligazioni legate al rischio climatico. La Commissione Europea ha ribadito che i finanziamenti saranno discussi nel bilancio UE, ricordando però che le tasse sui profitti energetici restano di competenza dei singoli Stati.
