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Imballaggi monodose e sostenibilità: cosa pensano davvero gli italiani

Solo 1 italiano su 10 considera la sostenibilità degli imballaggi monodose una priorità ambientale: è questo uno dei dati più sorprendenti che emerge dal recente sondaggio SWG, società benefit che progetta e realizza ricerche di mercato, di opinione, istituzionali, studi di settore e osservatori. Un dato che riflette uno scarto profondo tra la crescente sensibilità verso l’ambiente e la reale comprensione delle implicazioni ecologiche, ma anche economiche, delle scelte di consumo quotidiane.

Come sono percepiti gli imballaggi monodose

Per una parte significativa degli intervistati, gli imballaggi monodose continuano a essere lette soprattutto in chiave funzionale. Il 41% li percepisce come una soluzione igienica e pratica, una quota che sale al 46% tra i Baby Boomers, mentre il 34% le associa alla comodità (42% tra i Boomers). Non meno rilevante è la percezione legata al controllo delle quantità e alla riduzione degli sprechi, indicata dal 33% del campione e dal 44% degli over 60.

Accanto a queste valutazioni più positive, emergono però anche letture critiche. Per il 26% si tratta soprattutto di una scelta commerciale che offre benefici limitati ai consumatori. Una parte minoritaria (14%) ritiene infine che questo formato venga mantenuto più per abitudine che per una reale utilità.

Fonte: Radar SWG

Leggi e impatto ambientale: dove si ferma l’informazione?

Le nuove norme in materia di imballaggi prevedono un’applicazione graduale e stabiliscono che entro il 2030 molti di questi non potranno più essere utilizzati come formato standard, salvo specifiche eccezioni. L’impatto sarà particolarmente rilevante anche per le confezioni monodose. Eppure, dall’analisi SWG emerge che solo il 24% degli italiani dichiara di conoscere “in modo approfondito” le nuove regole europee sugli imballaggi e i rifiuti, mentre il 43% afferma di non conoscerle affatto.

Fonte: Radar SWG

Anche sul fronte della consapevolezza degli impatti ambientali il quadro appare fragile. Circa il 49% dei rifiuti plastici presenti in ambiente marino è costituito da confezioni monouso o monodose, incluse bustine di salse, zucchero e altri packaging usa e getta. Un dato che sorprende molti intervistati e che mette in evidenza il divario tra la percezione dei consumatori e l’effettivo impatto delle scelte di consumo.

Fonte: Radar SWG

Neanche a dirlo le differenze generazionali risultano particolarmente marcate. I giovani si confermano i più sensibili ai temi ambientali: se oltre il 50% degli italiani si dichiara favorevole all’eliminazione delle monodosi per l’igiene personale, la quota sale fino al 67% nella Generazione Z, segnalando una maggiore capacità di tenere insieme sostenibilità, salute e praticità.

Fonte: Radar SWG

Riduzione delle monodosi: consenso ambientale e timori concreti si muovono in parallelo

Nel dibattito sulla riduzione delle confezioni monodose emerge un consenso solo apparentemente lineare. I dati SWG mostrano infatti una percezione ambivalente: tra i soggetti favorevoli all’eliminazione di almeno una categoria di monodosi, la scelta viene letta soprattutto come un segnale concreto di responsabilità ambientale (35%) e come un passaggio necessario per intervenire su una fonte strutturale di rifiuti evitabili (32%). Una quota analoga ritiene che questa transizione possa spingere aziende e consumatori a ripensare formati e soluzioni più razionali, favorendo un modello di consumo meno basato sulla comodità immediata e più sull’uso consapevole delle risorse.

Allo stesso tempo, però, la stessa misura alimenta un fronte critico tutt’altro che marginale. Tra i contrari all’eliminazione delle monodosi, il 32% interpreta la riduzione come un intervento prevalentemente simbolico, incapace di incidere sui problemi più rilevanti della sostenibilità ambientale, mentre il 30% teme che si traduca in un semplice palliativo, utile più a comunicare un cambiamento che a produrre effetti reali. Restano forti anche le preoccupazioni legate a igiene, controllo e sicurezza del prodotto, citate dal 30% degli intervistati, così come il timore che l’efficientamento dei costi finisca per favorire soprattutto le aziende, senza generare benefici concreti per i consumatori (24%).

Nel complesso, la riduzione delle monodosi appare come una scelta riconosciuta sul piano dei principi, ma ancora fragile sul piano della fiducia. Una misura che, per essere percepita come realmente efficace e non come un trasferimento di costi e responsabilità a valle della filiera, dovrà dimostrare di saper coniugare obiettivi ambientali, tutela del consumatore e sostenibilità economica.

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