Equinor, gruppo energetico norvegese, abbandona il target di 10-12 GW di capacità rinnovabile entro il 2030. Il CEO Anders Opedal “da diversi anni sapevamo che non avremmo raggiunto quell’obiettivo”. Pesano l’aumento dei costi e la minore redditività dei progetti.
Equinor ha deciso di eliminare il proprio obiettivo di raggiungere tra 10 e 12 GW di capacità rinnovabile installata entro il 2030, segnando un ulteriore ridimensionamento delle ambizioni fissate nell’ambito della strategia di transizione energetica lanciata nel 2021. Durante il Capital Markets Day della società, l’amministratore delegato Anders Opedal ha ammesso che l’azienda era consapevole da tempo dell’impossibilità di centrare il traguardo.
La decisione rappresenta l’ultimo passo di una revisione più ampia degli obiettivi climatici e di sviluppo delle energie pulite da parte del gruppo energetico norvegese. Quando Equinor aveva presentato il proprio piano di transizione, prevedeva di aumentare significativamente gli investimenti nelle rinnovabili e nelle soluzioni a basse emissioni di carbonio, puntando a una capacità installata compresa tra 12 e 16 GW entro il 2030. Successivamente, il target era già stato ridotto a 10-12 GW, mentre all’inizio del 2025 era stato abbandonato anche l’obiettivo di destinare oltre il 50% della spesa in conto capitale a progetti rinnovabili e low carbon.
Secondo Opedal, il contesto di mercato è cambiato profondamente rispetto a quello immaginato cinque anni fa. Illustrando le ragioni della revisione strategica, il CEO ha spiegato che la società aveva inizialmente una visione molto diversa delle prospettive del settore, ma che l’aumento dei costi e dei prezzi delle concessioni ha progressivamente ridotto l’attrattività economica di molti progetti.
“Avevamo una visione del mercato totalmente diversa quando abbiamo introdotto il piano di transizione energetica cinque anni fa”, ha dichiarato Opedal. “Abbiamo però visto molto rapidamente aumentare i prezzi delle concessioni e, nonostante avessimo allocato capitale per questo tipo di progetti, abbiamo deciso di non realizzarli”.
Il manager ha inoltre sottolineato che il portafoglio di iniziative rinnovabili si è rivelato più limitato del previsto: «Quello che abbiamo osservato nel settore delle rinnovabili è che, con costi più elevati e aste per le concessioni particolarmente onerose, il nostro portafoglio di progetti è più ridotto di quanto pensassimo. Da diversi anni sapevamo che non avremmo raggiunto quell’obiettivo».
Alla luce di queste dinamiche, Equinor stima ora di arrivare nel 2030 a una capacità rinnovabile compresa tra 6 e 7 GW, ben al di sotto delle ambizioni iniziali.
Nel corso dell’evento dedicato agli investitori, il gruppo ha fornito aggiornamenti anche sulle attività di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). L’azienda aveva fissato nel 2021 un obiettivo di trasporto e stoccaggio compreso tra 30 e 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica entro il 2035. Pur affermando di aver già assicurato capacità di stoccaggio sufficiente per raggiungere il target qualora la domanda di mercato si concretizzasse, Equinor ha evidenziato un rallentamento degli investimenti nella decarbonizzazione da parte delle imprese.
Irene Rummelhoff, Executive Vice President Marketing, Midstream & Processing, ha spiegato che il mercato risente sia del minor costo delle emissioni di CO2 sia delle pressioni sui bilanci pubblici. “Allo stesso tempo, politici e governi che dovrebbero contribuire finanziariamente hanno meno risorse da spendere, perché devono concentrarsi sulla difesa, sulla spesa sociale e su altre priorità”, ha sottolienato Rummenlhoff. “I clienti da soli non possono sostenere questa transizione: serve una partnership pubblico-privata, e oggi non esistono le condizioni per realizzarla”.
Nonostante il ridimensionamento degli obiettivi sulle rinnovabili, Equinor ha annunciato un nuovo target per aumentare la produzione di energia elettrica oltre i 20 TWh entro il 2030, rispetto ai 5,7 TWh previsti per il 2025. La crescita sarà sostenuta sia da fonti rinnovabili sia da asset flessibili, inclusa la generazione elettrica da gas.
