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Biodiversità

CDP e GRI, l’importanza dei dati per affrontare la perdita di biodiversità

La perdita di biodiversità è una questione che sta diventando sempre più urgente. Per questo anche CDP e GRI si sono focalizzate sul tema lanciando alcune novità operative per aumentare l’analisi e il livello di dati sulla protezione della natura. CDP ha recentemente modificato i questionari rivolti alle aziende integrando domande riguardanti i cambiamenti climatici, le foreste e la sicurezza idrica rispetto a sei obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) ambientali (6,7,12,13 e 15). GRI, invece, ha pubblicato a maggio una guida che rivede il collegamento tra gli SDG e gli standard di rendicontazione GRI.

Pr affrontare il tema della protezione della biodiversità in modo scientifico è infatti indispensabile migliorare la base dati sulle metriche che misurano gli impatti delle attività umane sulla conservazione della natura e delle specie nonché la definizione di standard più condivisi. CDP e GRI ritengono che, per spingere l’azione ambientale, in particolare l’avanzamento degli obiettivi 14 (vita sott’acqua) e 15 (vita sulla Terra) e prevenire dunque un’ulteriore perdita di biodiversità, sia necessario partire dalla consapevolezza che non si può gestire ciò che non si misura.
Il problema è però che spesso mancano i dati necessari a monitorare i progressi su questo fronte e questo limita le iniziative sia pubbliche che private.

I ritmi di perdita di biodiversità sono infatti allarmanti e l’ultimo report dell’ IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), organizzazione intergovernativa istituita per migliorare il dialogo tra scienza e politica in materia di biodiversità e servizi ecosistemici, ha segnalato che circa un milione di specie animali e vegetali è in pericolo di estinzione e che l’abbondanza media di specie autoctone nella maggior parte dei principali biomi terrestri è già diminuita di almeno il 20%. La questione però non può essere affrontata solo da attivisti, organizzazioni governative e non governative, bensì è necessario il contributo del settore privato e in particolare delle aziende e degli asset manager.

Tutto questo è quanto emerso durante il Forum politico di alto livello (High-Level Political Forum, HLPF) sullo sviluppo sostenibile che ha affrontato il tema di “come proseguire l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dopo la pandemia di Coronavirus” e, in particolare, l’interconnessione tra la crisi pandemica e la perdita di biodiversità nell’evento collaterale ufficiale, ospitato da CDP (Carbon Disclosure Project) e GRI (Global Reporting Initiative) in cui sono intervenuti Pietro Bertazzi, Global Director Policy Engagement and External Affairs at CDP, e Peter Paul van de Wijs, Chief External Affairs Officer at Global Reporting Initiative (GRI).

I due esperti hanno sottolineato come sia necessario effettuare un forte sforzo per integrare la raccolta dei dati e stabilire nuove fonti, aggregando anche le informazioni provenienti dalle aziende i cui dati hanno il potenziale per colmare le lacune esistenti e consentire un processo decisionale più agile, efficiente e basato su prove, consentendo allo stesso tempo un migliore monitoraggio dei progressi sugli SDG e scelte d’investimento più consapevoli. Da questo punto di vista, infatti, ottenere informazioni affidabili è una sfida importante anche per il sistema finanziario.

In Europa, è attiva la piattaforma UE Business @ Biodiversity che offre un forum per il dialogo e l’interfaccia politica per discutere i legami tra imprese e biodiversità a livello europeo. La piattaforma è stata istituita dalla Commissione europea con l’obiettivo di collaborare e aiutare le imprese a integrare il capitale naturale e le considerazioni sulla biodiversità nelle pratiche aziendali. Di recente, anche MDOTM, società fondata a Londra ma con il team di ricerca basato a Milano, fornitore globale di soluzioni di investimento basate sull’intelligenza artificiale per gli investitori istituzionali, è entrata a farne parte.

MDOTM, infatti, sta sviluppando modelli di IA che analizzano dati climatici, forestali, riguardanti il suolo e le specie vegetali e animali per attribuire un pricing alla biodiversità e trattarlo come un asset. Da metà maggio la società guida il team su IA e biodiversità all’interno del progetto di ricerca da 5,5 milioni di dollari assegnato dal MISTRA, l’agenzia finanziata dal governo svedese per la ricerca in ambito ambientale, e contribuirà a identificare, misurare e gestire gli impatti sulla biodiversità delle scelte d’investimento attraverso l’Intelligenza Artificiale, assieme alla Banca europea per gli investimenti (BEI), al fondo pensione svedese AP2, Swedbank, SEB Group, Principles for Responsible Investments (PRI), l’università di Lund, Goteborg, e Stoccolma.