L’autorità ambientale dello Stato della California posticipa dal 10 agosto al 10 novembre il termine per la prima comunicazione delle emissioni di gas serra prevista dalle leggi climatiche SB 253 e SB 261.
La California Air Resources Board (CARB), l’autorità californiana responsabile della qualità dell’aria e delle politiche climatiche, intende posticipare di tre mesi la prima scadenza per la rendicontazione obbligatoria delle emissioni di gas serra prevista dalle nuove norme sulla trasparenza climatica delle imprese. Il termine passerebbe dal 10 agosto al 10 novembre, concedendo più tempo alle aziende interessate per preparare la documentazione richiesta mentre si completa l’iter di approvazione del regolamento definitivo.
La proposta riguarda le società con oltre 1 miliardo di dollari di fatturato annuo che operano in California e rientrano nell’ambito della Climate Corporate Data Accountability Act (SB 253). Secondo le stime preliminari diffuse dal CARB, le nuove disposizioni interesseranno oltre 4.000 aziende, comprese numerose multinazionali con sede al di fuori dello Stato ma attive sul mercato californiano.
Il rinvio è legato ad alcune modifiche limitate che il CARB intende apportare al pacchetto regolamentare prima dell’approvazione definitiva da parte del California Office of Administrative Law. L’autorità ha ritirato la documentazione già trasmessa per introdurre gli aggiornamenti e aprire una nuova consultazione pubblica della durata di 15 giorni. In questo contesto, mantenere la scadenza di agosto avrebbe lasciato alle imprese un intervallo molto ridotto tra l’entrata in vigore delle regole definitive e il primo obbligo di rendicontazione.
“La nuova proposta di fissare la scadenza al 10 novembre consentirà alle imprese soggette all’obbligo di disporre di maggiore chiarezza dopo l’approvazione del regolamento definitivo, prima della presentazione delle informazioni richieste”, ha spiegato l’autorità.
Cosa prevedono le leggi SB 253 e SB 261
Il sistema di disclosure climatica della California si fonda su due provvedimenti destinati a ridefinire gli obblighi di trasparenza delle imprese.
La SB 253, nota come Climate Corporate Data Accountability Act, impone alle aziende con ricavi superiori a 1 miliardo di dollari e operanti nello Stato di comunicare annualmente le proprie emissioni di gas serra. L’obbligo riguarda le emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3, comprendendo quindi sia le emissioni dirette sia quelle legate all’energia acquistata e, successivamente, l’intera catena del valore, inclusi fornitori, viaggi di lavoro, spostamenti dei dipendenti, acquisti e gestione dei rifiuti. Nella prima fase, tuttavia, le imprese dovranno rendicontare esclusivamente le emissioni Scope 1 e Scope 2, mentre la rendicontazione delle Scope 3 entrerà in vigore dal 2027.
La SB 261, invece, introduce un obbligo distinto per le aziende con fatturato superiore ai 500 milioni di dollari, chiamate a pubblicare informazioni sui rischi finanziari legati al cambiamento climatico e sulle strategie adottate per mitigarli o adattarvisi.
L’iter regolamentare resta comunque influenzato anche dal contenzioso legale in corso. Le disposizioni della SB 261 sono infatti temporaneamente sospese in attesa della decisione della Corte d’Appello del Nono Circuito degli Stati Uniti, che sta esaminando i ricorsi presentati contro la normativa. Nonostante ciò, il CARB prosegue il lavoro di definizione delle regole relative alla rendicontazione delle emissioni previste dalla SB 253, considerate un elemento centrale della strategia climatica dello Stato.
California in controtendenza
Il rinvio della scadenza arriva mentre, a livello federale, gli Stati Uniti stanno seguendo una direzione diversa. La Securities and Exchange Commission (SEC) ha infatti avviato il processo per superare le norme sulla disclosure climatica introdotte durante l’amministrazione Biden per le società quotate. Questo scenario rende ancora più rilevante il ruolo della California, che potrebbe diventare il principale punto di riferimento negli Stati Uniti per la rendicontazione climatica delle imprese.
Per le aziende interessate, il messaggio resta chiaro: il calendario della compliance cambia, ma non cambia la direzione della normativa. Il rinvio offre alcuni mesi aggiuntivi per rafforzare sistemi di raccolta dei dati, controlli interni e governance, senza modificare l’obiettivo finale di aumentare la trasparenza sulle emissioni e sui rischi climatici.
