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I dati della Commissione europea

Biodiversità: l’UE avanza sugli impegni, ma occorre accelerare per centrare gli obiettivi al 2030

L’Unione europea ha centrato solo 2 dei 45 target biodiversità fissati in allineamento con il quadro globale di Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, è al lavoro su altri 16, mentre 25 rischiano di non essere raggiunti entro il 2030, se si prosegue al ritmo attuale. È uno dei principali dati che emerge dalla settima relazione nazionale sulla biodiversità pubblicata dalla Commissione europea. Il documento restituisce sì un quadro fatto di segnali positivi ma anche di ritardi strutturali nell’attuazione.

“Questa valutazione dimostra che l’Unione europea ha messo in atto un quadro solido per proteggere e ripristinare la natura, ma chiarisce anche che l’attuazione deve ora accelerare. Il regolamento sul ripristino della natura contribuirà a trasformare gli impegni in reali miglioramenti per le persone e le imprese, da suoli più sani e acque più pulite a una maggiore protezione dai rischi climatici. Investire nella biodiversità non è un costo, bensì un investimento nella prosperità, nella resilienza e nella sicurezza dell’Europa”, ha dichiarato Jessika Roswall, Commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva”.

La Commissione individua come nodo centrale la capacità di attuazione: servono risorse, competenze e coordinamento tra i vari livelli di governo, in un contesto segnato da interessi economici spesso divergenti.

Biodiversità UE 2030: solo 2 target centrati

La fotografia complessiva mostra una distanza significativa dagli obiettivi al 2030, con oltre la metà dei target che richiede un’accelerazione sostanziale.

In generale cresce la copertura delle aree terrestri e marine protette, aumenta la quota di stock ittici sfruttati in modo sostenibile, cresce la superficie agricola condotta con metodo biologico e si osservano segnali di recupero per alcune specie forestali negli ultimi anni.

Andando a vedere nel dettaglio, sul fronte marino, 20 dei 22 Stati membri con aree costiere hanno adottato piani di pianificazione dello spazio marittimo; per la direttiva quadro sulla strategia marina, 17 su 22 avevano trasmesso i programmi aggiornati di misure al momento della valutazione della Commissione. In ambito idrico, 20 Stati membri hanno adottato e notificato i terzi piani di gestione dei bacini idrografici e 21 i secondi piani di gestione del rischio alluvioni. Si tratta di indicatori di avanzamento procedurale, che però non sempre si traducono in miglioramenti ecologici misurabili.

Anche nella rete Natura 2000 si registrano progressi quantitativi, con la quota di siti con piano di gestione che è passata dal 42,2% nel 2020 (11.378 siti su 26.935) al 50,9% nel 2023 (13.831 su 27.165). Un incremento di 8,7 punti percentuali in tre anni, che segnala maggiore strutturazione ma anche che quasi la metà dei siti resta senza uno strumento di gestione formalizzato.

Finanziamenti biodiversità: l’UE raddoppia i fondi internazionali a 7 miliardi

L’UE e i suoi Stati membri insieme rappresentano il principale fornitore di finanziamenti internazionali per la biodiversità nei paesi in via di sviluppo, in particolare nei paesi più vulnerabili. I finanziamenti esterni per la biodiversità sono infatti passati da 3,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 a 7,06 miliardi nel 2021-2027, centrando di fatto l’obiettivo di raddoppio. È un dato rilevante e che verrà rivalutato durante la COP 17 della Convenzione sulla diversità biologica, quando si terrà il primo riesame globale dell’attuazione del framework.

All’interno del bilancio europeo, il target di destinare il 7,5% della spesa alla biodiversità nel 2024 è stato superato, raggiungendo circa il 7,6%, pari a 14,4 miliardi di euro. Nel 2025 la quota sale al 7,9%, corrispondente a 15,18 miliardi. Le proiezioni future indicano circa il 7,8% nel 2026 e l’8% nel 2027, ancora sotto l’obiettivo del 10% fissato per fine periodo ma in crescita rispetto all’inizio del ciclo finanziario.

Quanto alla mobilitazione complessiva di risorse (bilancio UE, cofinanziamento nazionale e leva privata tramite InvestEU), la soglia dei 20 miliardi di euro annui stimata dalla Strategia UE per la biodiversità 2030 è stata quasi raggiunta nel 2022 (19,17 miliardi) e superata nel 2023 (20,77 miliardi), dopo i 17,35 miliardi del 2021. Nel 2024 e 2025 si registra però un calo rispettivamente a 15,39 e 16,3 miliardi, evidenziando una volatilità che pone interrogativi sulla stabilità degli investimenti.

Per cercare di velocizzare il cambiamento l’UE sta intraprendendo azioni per integrare le considerazioni sulla biodiversità nelle decisioni di investimento delle imprese e per potenziare la finanza a favore della natura. In questo contesto, l’iniziativa Nature Credit della Commissione europea che mira a incentivare gli investimenti privati nella biodiversità e nel ripristino degli ecosistemi, fornendo un quadro per sostenere azioni a favore della natura. La Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti stanno inoltre esplorando approcci finanziari innovativi per contribuire a mobilitare capitali privati e migliorare le condizioni di mercato per gli investimenti nella biodiversità.

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