Intelligenza artificiale | ESG News

L'opinione dell'Ad di Seeweb

COP28, occasione per dibattito su impatto ambientale dell’IA

La COP28 deve discutere anche dell’impatto ambientale dell’Intelligenza Artificiale (IA), nell’ambito delle trattative per accelerare la transizione energetica. I cloud e Data Center necessari sono infatti infrastrutture fortemente energivore, e bisogna evitare che la concorrenza tra i Paesi vada a discapito dell’ambiente. È la richiesta che avanza Seeweb, azienda italiana con Data Center nel Lazio e in Lombardia e impegnata nel fornire infrastrutture per l’intelligenza artificiale, ricordando che secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), l’IA oggi assorbe tra l’1 e l’1,5% dei consumi mondiali. Ma il dato cresce di anno in anno, e entro il 2030 si stima che potrebbe arrivare anche al 4%. 

“Quella dell’IA è un’ondata che non si può fermare”, ha commentato Antonio Baldassarra, amministratore delegato di Seeweb, “e non possiamo ignorare che oltre ai sistemi di intelligenza artificiale crescerà sempre più anche il numero di dispositivi connessi, cresceranno i dati… È un processo già in corso: ogni due anni, ad esempio, il volume di dati nel mondo raddoppia”.

I programmi di IA richiedono tuttavia infrastrutture particolarmente potenti. “Questi sistemi utilizzano GPU estremamente prestazionali, che richiedono 10-15 volte l’energia utilizzata da una classica CPU”, ha aggiunto Baldassarra, “e di conseguenza hanno consumi energetici elevatissimi. Il problema oltretutto non è solamente quello dei consumi, i Data Center dei così detti hyperscaler possono avere un impatto ambientale elevatissimo sotto vari profili, visto che non sempre sono dotati di processi di riciclo dell’acqua utile al raffrescamento, non vengono alimentati esclusivamente da energie rinnovabili e certificate e utilizzano risorse che impattano sull’ambiente circostante, come nel caso dei fiumi”.

L’Unione Europea è già fortemente impegnata per contenere il consumo di risorse, visto che i Data Center che si trovano all’interno dei suoi confini rispondono ai requisiti ISO14001 e a quelli di sostenibilità. “Il primo passo è educare utenti e aziende a tenere comportamenti consapevoli e responsabili. Le imprese interessati all’IA e il mondo della ricerca oggi devono preoccuparsi di dove vanno a finire i dati che vengono addestrati, ma anche dell’impatto ambientale dei cloud provider che selezionano per addestrare algoritmi. Se l’IA, in particolare quella generativa, richiede di trainare un numero enorme di dati e, quindi, una potenza computazionale elevatissima, è importante selezionare infrastrutture cloud europee che seguono standard di processo e consumo in linea con le politiche di risparmio energetico”, ha proseguito l’ad.

Questo impegno, tuttavia, va portato avanti a livello globale, e deve essere condiviso quindi anche dai Paesi al di fuori dell’Unione Europea.  “Se anche in queste Nazioni non viene maturata un’idonea sensibilità ambientale”, ha concluso Baldassarra, “molte aziende saranno indotte a seguire solamente l’ottica del contenimento dei costi, quando sceglieranno cloud e data center. E questo rischia di vanificare del tutto gli sforzi e gli investimenti che sostengono i Provider comunitari”.