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Obiettivi ESG

Starbucks ridimensiona l’obiettivo climatico 2030 dopo l’aumento delle emissioni lungo la filiera

Starbucks sta riconsiderando il suo obiettivo climatico 2030, che prevedeva di dimezzare le emissioni di carbonio. Il Report di Impatto 2025 del colosso del caffè ha rivelato che l’impronta di carbonio globale dell’azienda è aumentata del 7% rispetto al 2019, rendendo più complesso il raggiungimento del target lungo l’intera catena del valore.

L’obiettivo era stato annunciato nel 2020 e rappresentava uno dei pilastri della strategia climatica di Starbucks, con un focus non solo sulle emissioni generate direttamente dalle attività dell’azienda, ma soprattutto su quelle indirette lungo la filiera (Scope 3), che costituiscono la quota più rilevante dell’impronta climatica complessiva.

Nel report, Starbucks evidenzia infatti progressi nella riduzione delle emissioni operative: le emissioni Scope 1 e Scope 2 sono diminuite del 17% rispetto al 2019, mentre l’intensità emissiva complessiva è calata del 3%. Tuttavia, le emissioni Scope 3, legate principalmente alla catena di approvvigionamento, sono aumentate dell’8% nello stesso periodo. Considerando che queste rappresentano oltre il 90% delle emissioni totali dell’azienda, l’impronta climatica complessiva di Starbucks è cresciuta del 7% dal 2019.

La rivalutazione dell’obiettivo arriva mentre Starbucks sta conducendo una revisione più ampia della propria strategia di sostenibilità all’interno del piano di rilancio aziendale “Back to Starbucks”, promosso dal CEO Brian Niccol.

In un intervento pubblicato sul blog aziendale, Kelly Goodejohn, responsabile della sostenibilità e dell’impatto sociale del gruppo, ha spiegato che l’azienda sta adottando “un nuovo approccio completo ai nostri obiettivi di sostenibilità”.

Goodejohn ha inoltre sottolineato che Starbucks ha integrato il lavoro sulla sostenibilità all’interno delle diverse aree operative del business, con l’obiettivo di rafforzare la responsabilità dei dirigenti nel raggiungimento degli impegni fissati. “Intendiamo continuare ad adottare azioni volte a gestire le nostre emissioni di gas serra nelle attività operative e nelle catene di fornitura, e a comunicare in modo trasparente i nostri progressi”, ha concluso Goodejohn.

Il principale ostacolo per Starbucks riguarda le emissioni indirette generate lungo la filiera. Il report identifica tra le principali fonti di emissioni i beni acquistati e i servizi, con un ruolo rilevante attribuito alla coltivazione del caffè e alla produzione lattiero-casearia.

La società riconosce che, mentre alcuni obiettivi di sostenibilità sono stati raggiunti, in altri ambiti l’esperienza maturata ha evidenziato quanto sforzo sia necessario per generare un cambiamento duraturo all’interno di un’organizzazione globale complessa.

La revisione del target climatico non equivale quindi, secondo Starbucks, a un abbandono degli impegni ambientali, ma a una rivalutazione del percorso necessario per raggiungerli in un contesto caratterizzato da una catena del valore articolata e da condizioni normative in evoluzione.

Il Report di Impatto 2025 conferma nove aree prioritarie della strategia ESG del gruppo, tra cui il target sulle emissioni al 2030, seppur rivisto al ribasso, l’utilizzo di energia rinnovabile per il 100% delle attività di proprietà dell’azienda, l’impegno verso una filiera del caffè e del cacao libera dalla deforestazione, oltre agli obiettivi su packaging sostenibile, gestione delle risorse idriche e approvvigionamento responsabile.

Starbucks ha precisato che continuerà a monitorare e aggiornare il proprio approccio climatico alla luce dell’evoluzione degli standard e delle condizioni operative. La società non ha annunciato un nuovo target sostitutivo, ma ha indicato che la revisione in corso servirà a definire il percorso futuro di riduzione delle emissioni lungo le proprie attività e la propria catena di fornitura.

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