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Ricerca Nazionale

Società Benefit, crescita record in Italia: più occupazione, salari più alti e performance superiori

Le Società Benefit continuano a correre più veloci dell’economia italiana. Tra il 2022 e il 2024 hanno registrato una crescita del fatturato del 14,6%, a fronte del 5,3% delle nonbenefit e il valore aggiunto è aumentato del 19,7%, contro il 12,6% delle imprese tradizionali. Non stupisce quindi che sempre di più sono le imprese che scelgono di essere Benefit: tanto è vero che a fine 2025 il numero ha raggiunto quota 5.540, in crescita di oltre il 20% su base annua.Sono questi i principali risultati emersi dalla Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, realizzata da NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Dallo studio emerge un quadro positivo su ogni fronte. Le Società Benefit, infatti, investono in innovazione, internazionalizzazione e attenzione alla sostenibilità, pagano salari più alti e offrono una maggiore redistribuzione del valore (circa 3.000 euro in più per addetto) e hanno board più inclusivi e giovani (con quelle con almeno un under 40 che appaiono più dinamiche, assumono di più e pagano meglio).

Crescita economica e lavoro: il vantaggio competitivo delle Benefit

Tra il 2022 e il 2024 il 63% delle Società Benefit ha aumentato l’occupazione, una quota significativamente superiore rispetto al 48% registrato tra le aziende tradizionali. Oggi sono 241 mila gli addetti attivi nelle Società Benefit, con una crescita occupazionale superiore all’11% su base annua.

Il risultato? Un fatturato pari a 69 miliardi di euro di valore della produzione con una crescita, nel periodo 2022-2024, del 14,6%, a fronte del 5,3% delle imprese tradizionali.

L’analisi dei bilanci evidenzia che le Società Benefit non solo crescono più rapidamente, ma distribuiscono in modo più equilibrato il valore generato. Basti pensare che il salario medio per addetto risulta superiore di circa 3.000 euro rispetto alle imprese tradizionali.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Inoltre, nel triennio considerato, la crescita mediana del valore aggiunto si attesta al 19,7%, contro il 12,6% delle non-benefit. Ancora più marcato il divario sul fronte del lavoro: il costo complessivo cresce del 21,6%, quasi il doppio rispetto all’11,2% delle imprese di confronto. Un segnale che indica come una parte rilevante della ricchezza prodotta venga redistribuita verso i lavoratori, anche a fronte di una possibile compressione dei margini.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

A sostenere questa dinamica è anche una forte propensione agli investimenti. Questo comporta dunque livelli più elevati di innovazione, apertura ai mercati internazionali e attenzione alla sostenibilità, con interventi crescenti in energie rinnovabili e certificazioni ambientali. Elementi che rafforzano la resilienza del modello e ne spiegano la tenuta anche in contesti economici complessi come quelli attuali.

Dal punto di vista settoriale, la presenza è ormai diffusa in tutta l’economia, anche se le attività professionali concentrano il maggior numero di imprese (1.510), seguite dalle telecomunicazioni (886) e dalla manifattura (633). Il comparto delle attività amministrative si distingue invece per il peso occupazionale, con 72,6 mila addetti, pari a oltre il 4% del totale del settore.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Il modello premia la governance inclusiva

Di particolare importanza è invece la governance visto che le Società Benefit presentano board più inclusivi sia per genere sia per età. Il 47% ha infatti almeno una donna nel consiglio di amministrazione, contro il 36% delle imprese tradizionali, con punte del 63% nelle grandi aziende.

Spiccano, in particolare, le grandi imprese, dove la quota di Società Benefit con donne nel board è pari al 63%, sedici punti percentuali in più rispetto al campione di confronto di pari dimensioni. Dal punto di vista geografico sono le Società Benefit del Nord-Ovest, che in più di un caso su due, vedono donne coinvolte nel consiglio di amministrazione, con una differenza di oltre 10 punti rispetto alle società non benefit del territorio.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Parallelamente cresce la presenza di giovani, con il 29,3% delle Società Benefit che ha almeno un under 40 nel board, contro il 21,8% delle non-benefit. Di contro, i board composti esclusivamente da membri over 65 risultano meno frequenti, con un’incidenza del 4,9% tra le Società Benefit rispetto all’11% nelle imprese tradizionali.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Un dato che si traduce in performance migliori. Le imprese con giovani nei vertici registrano infatti una crescita del fatturato del 17,4%, contro il 6,2% di quelle guidate esclusivamente da over 65, un aumento degli addetti del 15,5% (vs +10,1%) e una crescita del valore aggiunto del 22,5% (vs +12,6%).

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Questo “dividendo generazionale” evidenzia una correlazione tra rinnovamento manageriale e capacità di innovazione, rafforzando l’idea che la governance sia un fattore chiave della competitività.

Lombardia e Milano in testa per numero di Società Benefit

Andando a vedere dal punto di vista geografico, la diffusione delle Società Benefit resta fortemente concentrata nel Nord Italia, con la Lombardia in testa sia per numero di imprese (1.721) sia per contributo economico (32 miliardi di euro di valore della produzione e rappresentano il 37,75 per mille del valore complessivo prodotto dalle società registrate). Seguono il Lazio con 670 imprese, il Veneto con 551 e l’Emilia-Romagna con 472.

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

A livello provinciale, invece, Milano guida la classifica delle italiane con la maggiore incidenza di Società Benefit, pari a 4,38 per mille, seguita da Trieste (3,99 per mille) e Parma (3,59 per mille). 

Fonte: Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi Taranto e Assobenefit.

Cosa sono le Società Benefit

Società Benefit è uno status giuridico adottato da imprese che, oltre allo scopo di distribuire gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, ambiente e stakeholder, impegnandosi a valutare in maniera trasparente il proprio impatto.

I principi costitutivi delle sono definiti nella legge 28 dicembre 2015, n. 208. Nel 2016 l’Italia è diventata il primo Paese, dopo gli Stati Uniti, a introdurre nella propria legislazione la possibilità per le aziende di adottare la qualifica di Società Benefit. Secondo la norma, questo tipo di imprese presentano alcune sostanziali novità:

  • Una o più finalità di beneficio comune indicate nell’oggetto sociale. La realizzazione di un beneficio comune viene pertanto a configurarsi come un obbligo giuridico di natura statutaria.
  • L’obbligo, nella gestione, di bilanciare l’interesse dei soci con il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi degli stakeholder.
  • L’obbligo di comunicare in maniera trasparente il perseguimento del beneficio comune con una relazione annuale che contempli anche la misurazione dell’impatto generato – secondo standard di valutazione esterni – su governance, lavoratori, stakeholder del territorio e ambiente.
  • La necessità di individuare un soggetto all’interno della società responsabile per il perseguimento del Beneficio comune.
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