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Vinitaly, tra etichette sanitarie e giovani consumatori alcohol free: come sta cambiando il mercato del vino

Termina oggi Vinitaly, il salone internazionale di vini e distillati che anche quest’anno ha fatto di Verona il centro del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Un sistema che, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, è ormai sempre più messo sotto pressione dal cambiamento climatico e dai mutamenti metereologici stagionali, mentre da quello della sostenibilità sociale si trova al centro della bozza di lavoro del Piano per combattere il cancro del Parlamento europeo, il BECA (Europe’s Beating Cancer Plan), che propone di rafforzare le informazioni sui rischi legati al consumo di alcol e di introdurre avvertenze sanitarie più esplicite sulle etichette degli alcolici.

La proposta preoccupa fortemente il settore vitivinicolo europeo, che teme un approccio troppo generalizzato verso gli alcolici. Secondo le organizzazioni di settore, tra cui l’Unione Italiana Vini, l’ipotesi di warning sanitari più evidenti sulle bottiglie rappresenta un segnale “preoccupante e incoerente” perché rischia di assimilare il vino ad altre bevande alcoliche senza considerare il contesto culturale e alimentare europeo.

Il tema non riguarda però soltanto la regolazione. Si inserisce in una trasformazione più ampia del rapporto tra consumatori e cibo. Negli ultimi anni i consumatori sono diventati sempre più attenti alle informazioni sui prodotti che acquistano: non solo il prezzo o la marca, ma anche la provenienza delle materie prime, il metodo di produzione, l’impatto ambientale e gli effetti sulla salute.

In questo senso la questione delle etichette si intreccia con il mondo ESG e con la crescente richiesta di trasparenza nel settore alimentare. Le etichette stanno quindi diventando uno strumento centrale di informazione e responsabilità verso il consumatore.

Il dibattito europeo sulle etichette sanitarie arriva in un momento in cui il mercato sta già cambiando. I giovani, infatti, bevono meno alcol rispetto al passato e cresce l’interesse per le alternative a bassa gradazione o completamente analcoliche. Le aziende del vino stanno iniziando a reagire a questa evoluzione dei consumi, sperimentando nuovi prodotti e nuovi segmenti.

Non a caso proprio a Vinitaly uno dei temi più discussi è stato quello dei vini dealcolati e delle nuove abitudini di consumo.

Alcohol free: la risposta del mercato ai nuovi consumi

La crescita delle bevande low e no alcohol è una delle tendenze più evidenti del mercato europeo delle bevande. Secondo i dati Circana presentati a Vinitaly, nei principali sei mercati europei, Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi, il comparto complessivo delle bevande alcoliche nel 2025 ha registrato un calo dell’1,4% a valore e del 2,2% a volume.

Nello stesso periodo il segmento delle bevande low e no alcohol è cresciuto invece del 9,7% a valore e del 6,6% a volume, arrivando a rappresentare circa il 4% del mercato totale.

I dati mostrano una crescita rapida dei vini e spumanti dealcolati, con una particolare propensione per le bollicine. Gli spumanti zero alcohol infatti sono passati da poche centinaia di unità nel 2022 a oltre 250 mila bottiglie negli ultimi dodici mesi. Il vino, invece segue un andamento più lento (da circa 300 nel 2022 a circa 180.000 negli ultimi 12 mesi). In termini di fatturato gli spumanti hanno superato 1,6 milioni di euro mentre il vino è fermo a 1,145 milioni.

Il prezzo medio resta relativamente alto, superiore ai sei euro a bottiglia, segno che il segmento si trova ancora in una fase iniziale e di posizionamento. Anche la distribuzione è in crescita: gli spumanti alcohol free sono ormai presenti in oltre metà dei punti vendita monitorati.

Il mercato del vino tra rallentamento e nuove opportunità

Accanto ai nuovi segmenti, il mercato tradizionale del vino resta comunque molto rilevante ma mostra segnali di rallentamento, soprattutto sul fronte dei volumi.

Nel 2025 le vendite di vino e spumanti nella grande distribuzione hanno raggiunto circa 3,2 miliardi di euro per 736 milioni di litri, con un leggero calo dello 0,5% a valore e del 2,7% a volume. Il prezzo medio è cresciuto del 2,3%, segno di una progressiva premiumizzazione dei consumi e di un mercato che tende a compensare il calo delle quantità con prodotti di fascia più alta.

Le performance cambiano però tra le diverse categorie. Gli spumanti mostrano una maggiore resilienza con una crescita dell’1,2% a valore e dell’1,5% a volume, mentre i vini frizzanti registrano le flessioni più consistenti. I vini fermi risultano, invece, più stabili con una contrazione più contenuta sia in termini di valore sia di quantità.

Il rallentamento riguarda quasi tutti i canali distributivi, con l’unica eccezione dell’e-commerce, che continua a crescere e conferma il ruolo sempre più importante delle piattaforme digitali nella vendita di vino. Anche all’interno della grande distribuzione emergono dinamiche differenti tra insegne, con una maggiore tenuta delle cantine più piccole rispetto alle grandi aziende e alle marche del distributore. Guardando alla composizione del mercato, i vini fermi rossi rappresentano circa il 36% dei volumi, seguiti dai bianchi fermi con il 33% e dagli spumanti bianchi con il 14%. Una distribuzione che conferma il peso ancora dominante dei vini tradizionali, ma con segnali di evoluzione nelle preferenze dei consumatori.

Un altro elemento importante riguarda il prezzo. I vini sopra i 10 euro a bottiglia mostrano performance migliori rispetto alle fasce più economiche, mentre i prodotti sotto i 5 euro continuano a rappresentare la parte più ampia dei volumi ma con dinamiche più deboli.

Andando a vedere nel dettaglio le tipologie che crescono di più nel formato da 0,75 litri, emergono alcune denominazioni e vitigni che intercettano le nuove preferenze del mercato. Tra questi figurano Grecanico, Nebbiolo e Pinot Nero, insieme a denominazioni italiane come Lugana, Ribolla e Valpolicella Ripasso, segno di una crescente attenzione verso vini identitari e legati ai territori.

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