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Strategie aziendali

Danese (TIM): come conciliare la transizione digitale e la sostenibilità

Per un operatore come TIM, la sostenibilità si intreccia inevitabilmente con la trasformazione tecnologica. Il settore delle telecomunicazioni vive infatti in uno stato di cambiamento permanente: dal 2G al 5G, dall’ADSL alla fibra, ogni salto tecnologico richiede investimenti significativi e una continua revisione delle infrastrutture. Il gruppo continua a mantenere salda la rotta sui propri obiettivi di sostenibilità, integrandoli nel Piano Industriale. La sfida è tradurre gli impegni ESG in investimenti concreti, in un mercato sempre più competitivo, caratterizzato da margini sotto pressione e ritorni meno prevedibili, anche perché la fase di forte espansione della base clienti è ormai alle spalle.

In questo scenario, la sostenibilità viene letta come una scelta necessaria, ma che richiede anche un’attenta gestione dei tempi e delle priorità. “Bisogna riuscire a conciliare le diverse esigenze”, ha sottolineato Enrica Maria Danese, Corporate Communication & Sustainability Director Tim. Esistono, poi, casi in cui sostenibilità ed efficienza economica coincidono. “Un esempio è il passaggio dal 4G al 5G. La nuova tecnologia consente di gestire il traffico dati in modo molto più efficiente e gli apparati consumano molta meno energia, con un rapporto che può arrivare fino a un decimo rispetto alle tecnologie precedenti” prosegue Danese, che aggiunge “la transizione, però, non è così semplice come potrebbe sembrare. Non è possibile spegnere il 4G finché la copertura 5G non sarà sufficientemente estesa e in grado di garantire lo stesso livello di servizio. Lo dimostra anche l’esperienza dello spegnimento del 3G: un passaggio necessario, ma che in alcune aree continua a creare criticità, perché la copertura con le tecnologie successive non è ancora uniforme. In pratica questo implica dover mantenere una visione di lungo periodo: noi abbiamo definito un piano pluriennale che punta a ridurre le emissioni del 14% entro il 2030 e bisogna calibrare come distribuire gli investimenti nell’arco di piano”.

“In ambito sociale siamo partiti da una convinzione: come grande azienda di telecomunicazioni, la nostra responsabilità nei confronti del Paese è quella di generare un impatto significativo, andando oltre la frammentazione di tanti piccoli progetti. Per questo abbiamo scelto di concentrarci su iniziative strettamente connesse al nostro ruolo e alla strategia aziendale. E per noi era il gender gap. Operando in un settore tecnologico, dove la leadership è ancora prevalentemente maschile, abbiamo deciso di intervenire con obiettivi concreti e misurabili, condivisi con il consiglio di amministrazione: aumentare la presenza femminile nei ruoli di responsabilità, promuovere un linguaggio inclusivo in particolare rispettando il genere nella declinazione del ruolo. È stato un percorso importante, che ha dato risultati visibili”.

Il secondo importante progetto riguarda la lotta alla disinformazione digitale. Attraverso il progetto Rompi la Bolla, TIM promuove percorsi educativi rivolti ai giovani per sviluppare maggiore consapevolezza rispetto agli algoritmi e alla distinzione tra fatti e opinioni.

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