Nonostante instabilità geopolitica e incertezza normativa, il 97% dei leader integra i dati ESG per guidare performance, gestione del rischio e crescita.
Nonostante le turbolenze geopolitiche e l’incertezza normativa, le aziende continuano a rafforzare il loro impegno verso la sostenibilità. È quanto emerge dall’Executive Benchmark Survey 2026 di Workiva, Data Pressures Mount as Instability Continues, che rileva che solo il 3% delle organizzazioni a livello globale ha ridotto i propri impegni ESG nell’ultimo anno.
La sostenibilità, dunque, non arretra. Al contrario, sta evolvendo in leva strategica: il 97% dei leader aziendali considera l’integrazione tra dati finanziari e non finanziari un vantaggio competitivo essenziale, utile a identificare lacune nelle performance aziendale e scoprire nuove opportunità di crescita.
L’indagine, che ha coinvolto circa 1.500 professionisti e oltre 300 investitori istituzionali, fotografa un mercato in cui la sostenibilità sta passando da mero esercizio di compliance a volano di competitività. E se il contesto macroeconomico resta caratterizzato da imperante volatilità, la risposta delle imprese non è il disimpegno, ma una radicale trasformazione digitale e organizzativa.
In questo scenario di pressioni legislative e politiche contrastanti, cambia però il modo in cui le aziende scelgono di comunicare la sostenibilità. Il 43% delle organizzazioni dichiara di essere diventato più prudente nella comunicazione esterna sui temi ESG, pur continuando a portare avanti le iniziative internamente, mentre il 47% afferma di essere diventato più aperto e trasparente. Un segnale che riflette la necessità di trovare un equilibrio tra posizionamento strategico e gestione del rischio reputazionale. Di fatto, comunque, appena il 3% ha effettivamente ridotto o sospeso iniziative e comunicazione.
Il nuovo disordine globale, alimentato dalle crescenti tensioni geopolitiche, sembra dunque non rallentare l’innovazione: bensì accelerarla. Secondo la survey condotta da Workiva, l’83% dei rispondenti conferma che l’instabilità ha spinto le proprie organizzazioni ad aumentare o accelerare gli investimenti nel settore tech. In questo scenario, i dati emergono come il vero asset strategico, la cui efficacia però dipende dalla capacità dell’azienda di gestirli. “I dati sono potere, ma solo se sai organizzarli, leggerli, comprenderli e comunicarli ad altri” sottolinea Ivan Frishberg, Chief Sustainability Officer di Amalgamated Bank. E senza una governance solida, l’enorme volume di informazioni raccolte rischia di trasformarsi in un onere operativo anziché in un vantaggio competitivo.
Tuttavia, la centralità dei dati non significa che le aziende siano già pienamente attrezzate per valorizzarli. Nonostante l’aumento degli investimenti in sistemi informatici, oltre la metà dei professionisti dichiara che i problemi legati ai dati limitano il loro impatto strategico. Nello specifico, Il 29% lamenta la mancanza di dati in tempo reale, mentre il 28% segnala l’impossibilità di accedere a silos di dati dipartimentali. L’assenza di una visione unificata dei dati non è solo un problema di efficienza, ma rappresenta un rischio aziendale significativo: il 95% degli investitori istituzionali ritiene, infatti, che i leader sottovalutino l’impatto della frammentazione dei dati sulla rendicontazione finanziaria. Dati incompleti o di scarsa qualità possono portare a decisioni operative errate o assunte in ritardo, sanzioni e perdita di fiducia da parte del mercato e dei creditori.
È proprio su questo punto che emerge una divergenza significativa tra aziende e investitori. Solo il 12% dei rispondenti considera la mitigazione del rischio il principale motore dei propri sforzi ESG, ritenendo invece che performance finanziaria e redditività rappresentino i veri driver dell’impegno sostenibile dell’azienda. Per gli investitori istituzionali, al contrario, il rischio legato ai cambiamenti climatici è già un fattore critico: il 42% segnala che eventi climatici estremi influenzano in modo determinante le decisioni di investimento, e il 97% riconosce che l’analisi integrata di dati finanziari e non finanziari è fondamentale per valutare correttamente il rischio a lungo termine.
“Sebbene sia incoraggiante che le imprese stiano cogliendo i benefici offerti dalle opportunità legate alla sostenibilità, i rischi sono altrettanto reali”, commenta Andromeda Wood, Vice President of Regulatory Strategy di Workiva. “Raggiungere un giusto equilibrio tra vantaggi aziendali e mitigazione del rischio rappresenta oggi una sfida per i team globali di sostenibilità, chiamati a operare tra pressioni contrastanti e un contesto normativo incerto”.
Per affrontare queste sfide, le aziende puntano sulla qualità dei dati e sul consolidamento della governance. Entro il 2026, il 45% delle organizzazioni considera prioritario automatizzare la raccolta e la validazione dei dati. L’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi aziendali è già ampiamente diffusa: il 91% dei leader conferma che l’AI migliora tempestività e valore strategico delle decisioni finanziarie. Resta tuttavia cruciale garantire l’affidabilità e la veridicità dei dati che alimentano gli algoritmi. Per ridurre il rischio di errori o “allucinazioni” algoritmiche dell’AI, le imprese stanno implementando piattaforme e tool specifici, al posto dei public chatbots, nei processi di rendicontazione, assicurandone integrità e sicurezza.

In definitiva, secondo quanto emerso dall’Executive Benchmark Survey di Workiva, la maggior parte delle aziende continua a rafforzare il proprio impegno ESG, integrare dati finanziari e non finanziari e investire in tecnologia e governance. La gestione efficace dei dati ESG rappresenta oggi un asset strategico per guidare decisioni più consapevoli, ottimizzare le performance e cogliere nuove opportunità di crescita.

