Fitch Ratings rischi climatici

Fitch: nel retail abbigliamento e beni durevoli sono i settori più esposti ai rischi climatici

L’abbigliamento, i beni durevoli e l’elettronica di consumo sono i segmenti del settore retail più vulnerabili al rischi climatici a causa delle maggiori emissioni, soprattutto attraverso le catene di fornitura, e del maggiore cambiamento del comportamento dei consumatori rispetto ad altri segmenti del retail. A sostenerlo è Fitch Ratings, l’agenzia Usa di rating sul credito. 

Nel complesso, invece, il retail è tra i settori meno colpiti dalla transizione energetica e dovrebbe subire una limitata diminuzione della domanda come conseguenza delle politiche climatiche, in particolare nel settore alimentare e nel retail online.

Il World Resources Institute (WRI), organizzazione no profit di ricerca, afferma che l’industria dell’abbigliamento è responsabile del 2% delle emissioni globali, la maggior parte delle quali avviene attraverso la catena di fornitura durante il processo di produzione. Come osserva Fitch, una buona fetta delle emissioni della catena di fornitura dell’abbigliamento rientra nello Scope 3 della vendita al dettaglio e quindi non è sotto il controllo diretto dei rivenditori, ma è probabile che essi partecipino al finanziamento delle riduzioni delle emissioni presso i loro fornitori. Secondo l’agenzia, trasferire gli aumenti dei costi ai clienti può essere difficile, poiché l’abbigliamento ha una domanda relativamente elastica, data l’intensa concorrenza e l’ampia scelta di prodotti sostitutivi.

Il trasferimento dei costi potrebbe minacciare la redditività a lungo termine, avverte Fitch, in particolare per quelle aziende che si basano su un modello commerciale a basso margine e alto fatturato. I consumatori finanzieranno in parte gli sforzi per ridurre le emissioni, principalmente pagando un premio per i materiali più sostenibili, ma giustificare questa scelta diventerà più difficile man mano che l’uso di materiali a basse emissioni di carbonio diventerà di uso comune. 

Inoltre, secondo l’agenzia di rating statunitense, i ricavi nel settore della vendita al dettaglio di abbigliamento saranno influenzati anche dall’evoluzione delle tendenze di consumo e dalla crescente consapevolezza ambientale, che incoraggiano l’uso di capi di abbigliamento per un periodo più lungo e favoriscono l’economia dell’usato. Tuttavia, per quanto forte, secondo Fitch questa tendenza si evolverà gradualmente, mentre il fast fashion manterrà il suo primato nel prossimo decennio

La transizione a basse emissioni di carbonio influenzerà in particolar modo il segmento dell’elettronica di consumo e richiederà ai rivenditori del settore di spostare gradualmente la loro offerta verso prodotti realizzati con materiali più sostenibili e con caratteristiche di riparabilità e durata molto migliorate. 

Secondo Fitch, le autorità di regolamentazione potrebbero aspettarsi sempre più che i rivenditori di elettronica di consumo, insieme ai produttori, si assumano la responsabilità di promuovere l’uso di prodotti a più lunga durata e di facilitare il riciclaggio e la riparabilità dei beni. Quest’ultimo aspetto potrebbe richiedere ulteriori investimenti nelle stazioni di servizio, per informare i clienti sulle possibili opzioni per allungare la vita dei prodotti e per rendere disponibili nei negozi alcuni pezzi di ricambio, anche se ciò potrebbe tradursi in flussi di ricavi da servizi a più alto margine. 

I rivenditori di prodotti per la casa sono particolarmente interessati dalla transizione perché rivestono un ruolo importante nel processo di riduzione delle emissioni di gas serra. Infatti, il settore dei materiali da costruzione e dell’edilizia è uno dei maggiori consumatori di risorse naturali, con un’ampia impronta ambientale, che comprende significative emissioni GHG dirette e indirette, nonché una notevole produzione di rifiuti e consumo di acqua. Per ridurre l’impatto di questo segmento, spiega Fitch, i rivenditori di prodotti per la casa stanno gradualmente spostando la struttura dei loro ricavi verso prodotti ecologici (e di seconda mano, seppure con percentuale ridotta rispetto al settore dell’abbigliamento e dell’elettronica di consumo). Inoltre, stanno incoraggiando i clienti ad acquistare attrezzature e materiali più efficienti dal punto di vista delle risorse e rispettosi dell’ambiente, per ridurre il consumo di energia e di acqua, con il supporto di normative più severe per l’industria dei materiali da costruzione e dell’edilizia.

L’agenzia di rating Usa, infine, tra i settori più vulnerabili ai rischi di transizione, individua anche i prodotti alimentari e la vendita al dettaglio online “pure-play” (senza punti vendita o filiali). I retailer di questi sottosettori, secondo Fitch, dovranno effettuare alcuni investimenti per incentivare il ricorso ai veicoli elettrici e implementare misure di efficienza energetica nei magazzini, sebbene – come per il fast fashion e i modelli di consumo più responsabili – anche in questo caso secondo l’agenzia il cambiamento avverrà gradualmente perché i fattori di domanda rimarranno solidi durante la transizione.